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Dal mese di gennaio, la Commissione industria del Senato, ha preso in esame il disegno di legge Reguzzoni-Versace-Calearo sull'etichetta di origine obbligatoria (made in), dopo che vi erano già stati altri interventi legislativi sull'argomento come la legge n. 99 del 2009 prima (che impose un etichetta chiara e trasparente ma che creò non poca confusione nelle dogane) ed il decreto c.d. salva infrazioni n. 185 poi (che sospese la predetta legge fino a completamento della procedura di informazione della Commissione Europea).
Il disegno di legge Reguzzoni-Versace-Calearo, più flessibile dei precedenti interventi legislativi e per questo idoneo ad accontentare un maggior numero di aziende, ha istituito un sistema di etichettatura obbligatoria nel campo della pelletteria, delle calzature, dell'abbigliamento e nei settori dell'arredo casa, quali poltrone, divani e salotti.
Sulla scorta del disegno di legge Reguzzoni-Versace-Calearo, l'etichetta con la dicitura "Made in Italy" sarebbe apponibile nei soli casi in cui: 1. due fasi di lavorazione su quattro si svolgessero in Italia per i prodotti tessili e calzaturieri, e 2. due su cinque nella pelletteria, con l'obbligo di tracciare le altre fasi.
In caso di violazione dei suddetti precetti sarebbero previste delle pene pecuniarie ed in caso di reiterazione, delle sanzioni penali. Attraverso la promulgazione del predetto testo uno degli obbiettivi che intenderebbe raggiungere il nostro paese è proprio la sensibilizzazione della Commissione Europea sull'argomento e la volontà di spingerla ad affrontare tale tema in modo che possa emanare un regolamento ad hoc, come è avvenuto per altri paesi, quali Cina, Usa, Canada e Giappone, che già hanno la marcatura di origine. Ma il nodo dell'etichetta "Made in Italy" non sembra ancora del tutto sciolto.
Invero di recente il vice-presidente di Confindustria Paolo Zegna ha auspicato la necessità di notificare preventivamente il predetto testo all'Unione Europea in modo da ottenere l'avallo della stessa ed evitare censure, legate alla sussidiarietà della materia. Il pericolo è che il quadro normativo possa presentare delle contraddizioni a causa della mancata uniformità tra quello italiano e quello dell'UE. A riprova di ciò il codice doganale comunitario che, contrariamente a quanto stabilito dal decreto in questione, conferisce l'origine alle merci attraverso il criterio della fase unica di lavorazione sostanziale.
Il disegno di legge dovrebbe entrare in vigore dal 1° ottobre 2010 e dar modo così: 1) alla Commissione Europea di pronunciarsi dopo la notifica; 2) alle aziende di adeguarsi per tempo.
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